Riccardo Fassi Rosswell Rudd 4tet – Double Exposure – Wide Sound (2009)

Roswell Rudd (trombone); Riccardo Fassi (pianoforte); Paolino Dalla Porta (contrabbasso); Massimo Manzi (batteria).

Un vero e proprio progetto, non una semplice “ospitata” quella che vede il celebre trombonista statunitense insieme ad uno dei migliori trii di casa nostra. L’album comprende in prevalenza composizioni di Herbie Nichols, musicista affine a T.Monk, di Fassi e Rudd, affrontate dal quartetto in chiave espressiva oscillante fra echi del “free jazz” ed affetto per la tradizione; l’alta classe dei musicisti coinvolti fa il resto. Un disco importante.

TITLE TRACK

01. Double Exposure (Herbie Nichols) 7.31

02. B. Groove (Riccardo Fassi) 8.10

03. Cromagnon Nights (Herbie Nichols) 8.24

04. Esteem (Steve Lacy) 9.06

05. 12 Bars (Herbie Nichols) 6.52

06. For Roswell (Herbie Nichols) 6.25

07. Honey on the Moon (Roswell Rudd) 10.43

08. Open House (Roswell Rudd) 5.02

09. No End (Roswell Rudd).

Sono diversi i punti di forza di questa felice collaborazione discografica di Riccardo Fassi con Roswell Rudd: la squisita musicalità del pianista, peraltro abile arrangiatore; l’inconfondibile voce strumentale rude e vociferante di Rudd; le perle compositive di Herbie Nichols.

Come ciliegina sulla torta, una ritmica di assoluta eccellenza al servizio dell’inarrestabile espressività che può vantare ancora il trombonista statunitense, dalla forza e dalla profondità intatte. Un incontro musicale felicissimo, che al di là di un linguaggio di base armonicamente molto avanzato, trae linfa da un rispetto profondo che tutti e quattro nutrono per la tradizione jazzistica, rappresentata al meglio dalla pratica monkiana e nicholsiana.

Una musica avvolgente, che tra mille sottigliezze mette per l’ennesima volta in mostra le superbe capacità tecniche ed espressive dei musicisti coinvolti, riuniti da una perfetta comunità d’intenti. È un gruppo che ha una sua precisa identità, caratterizzata da un sound ancorato alla gamma bassa del trombone, ma rinvigorita dagli armonici del pianoforte.

Ed innoltre temi angolari dalle strutture aperte, per una condotta solistica febbrile e vigorosa. Un disco che a conti fatti si eleva come un lavoro di eccellenza, nel variegatissimo panorama jazzistico di oggi. Maurizio Zerbo

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